Celebrazioni sacre e antiche.
Esplora le profonde radici spirituali della Valle del Savuto, dove ogni borgo celebra le sue tradizioni religiose con devozione e fervore. Scopri le feste patronali, le processioni solenni e le antiche usanze che rendono unica questa terra, immerse in un’atmosfera di fede e comunità.
Belsito
La festa di San Giovanni Battista
La principale festa di Belsito è dedicata al Santo Patrono, San Giovanni Battista, che, per tradizione, viene festeggiato tre volte l’anno.
La prima, nell’ultima domenica di agosto (come ricorrenza del suo martirio), viene detta di San Giovanni “abbuttu” (sazio) perché era una delle poche occasioni in cui i Belsitesi potevano mangiare la carne. In occasione di questa prima festa si recita la novena, cioè nove giorni di preghiera, a cui fa seguito la Santa Messa nella Chiesa di San Giovanni Battista (Matrice). Dopo, la statua del Santo, accompagnata dalla banda musicale, viene portata in processione per le strade del paese. Il venerdì e il sabato precedenti si organizzano giochi popolari come la corsa con i sacchi, il palo della cuccagna, la rottura della “pignatta”. In concomitanza dei festeggiamenti, si organizza anche la sagra delle polpette di melanzane (“purpetta di milunjiana”). Un tempo la tradizione voleva che venissero cucinate solo quelle che pesavano 33 “onze” (once), cioè circa 1 chilo, a ricordare le notevoli misure che potevano raggiungere questi tipici ortaggi belsitesi di colore violaceo.
Il secondo festeggiamento è chiamato di San Giovanni “dijunu” (digiuno) e si svolge il 24 giugno, giorno della natività del Santo. Il nome deriva dal fatto che,in passato, ancora il raccolto non era pronto e le dispense erano poco piene. A questa festa si affianca anche la tradizionale “Fiera della Surda” (di bestiame e di prodotti tipici).
San Giovanni Battista, infine, viene festeggiato il 12 febbraio, come ricorrenza di un catastrofico terremoto, che colpì il paese, dal quale i Belsitesi dicono che si salvarono per intercessione del Santo.
San Giovanni Battista è l’unico Santo, oltre alla Madre di Gesù, di cui la Chiesa ricorda sia il giorno della morte, sia quello della nascita.
Malito
La festa di Sant'Elia
Santo Stefano di Rogliano
La festa di Santa Liberata
Tra le tradizioni più care agli abitanti del paese di Santo Stefano di Rogliano, ricorrono i festeggiamenti in onore di Santa Liberata. Essi sono caratterizzati da un novenario che culmina nella solenne ricorrenza della terza domenica di settembre. Nella notte che precede la festa, si tiene la fedele veglia alla sacra effige della santa, situata all’interno del santuario che diviene in questa ricorrenza, luogo di pellegrinaggio di numerosi devoti, provenienti anche da fuori regione. Nella famosa e tanto attesa terza domenica di settembre, la statua di Santa Liberata, è portata in processione, in tutte le strade e i vicoli del paese, con un richiamo alle più amate tradizioni zonali.
Il suono delle zampogne accompagna i festeggiamenti dall’alba fino alla sera insieme al volo dei palloni aereostatici, costruiti e confezionati artigianalmente. Con i loro colori accesi, i palloncini donano un’aura di magia alla fine di ogni celebrazione del novenario. Spiccano il volo, si protendono verso l’alto, in risalto dalla tela calda del cielo all’imbrunire, fino a diventare un punto appena visibile, diventando così, uno dei momenti più ammirati dagli occhi dei presenti che ne rimangono incantati.
Dipignano
La processione del Santissimo Ecce Homo
3 maggio. La devozione popolare raggiunge il suo momento più intenso con la processione del Santissimo Ecce Homo sul piazzale antistante il convento, voluta particolarmente dai contadini per invocare la grazia di un buon raccolto. Significativa la testimonianza degli anziani che raccontano come un tempo era veramente una fiumana di devoti vicini e lontani alcuni dei quali giungevano a piedi scalzi in segno di umiltà e penitenza dai paesi limitrofi. La gente di Dipignano ricorda il verde delle corone di spine, la fatica dei portatori del simulacro quando, per i sentieri tortuosi di “Ferdizza”, s incamminavano verso il Convento dei Cappuccini. L’ uscita del simulacro del SS.Ecce Homo dalla chiesa costituiva e costituisce ancora il primo dei momenti più attesi. La statua viene portata a spalla dai devoti mentre si sentono canti, inni religiosi in dialetto, espressione di una fede schietta e commovente, e poi grida di esortazione che evocano un ‘atmosfera fortemente suggestiva, s’innalzano come “Viva l’Acci Omu!” oppure ‘E dicimulu ccu tuttu lu core: Viva ‘u Santissimu Acci Omu!”.
La folla si accalca intorno al simulacro mentre i devoti asciugano il volto del Cristo con il fazzoletto che conservano come una reliquia I dipignanesi sono spinti da desideri di purificazione e spesso chiedono una guarigione o assolvono a qualche voto. Lo spettacolo di una grande folla che al passaggio dell’Ecce Homo prega e si commuove.
La processione del simulacro dell’Ecce Homo di Dipignano è simbolo di un profondo e radicato sentimento religioso ma anche di un’autentica tradizione tramandata di generazione in generazione.