Un antico borgo ai piedi del Monte Tirone
Le origini di Santo Stefano di Rogliano risalgono a tempi remoti e sono spesso associate alla città brezia di Hetriculum. Il centro storico del borgo è costruito lungo un arco suggestivo ai piedi del Monte Tirone.
Come arrivare: indicazioni stradali.
Santo Stefano di Rogliano
Cenni storici
Le origini di Santo Stefano risalgono a tempi remoti e una delle ipotesi più valide è quella avanzata dal Padula, che, nella Protogea, colloca in questi luoghi la città brezia di Hetriculum, ricordata da Livio. Riflessioni sui mutamenti fonetici, che dal latino Hetriculum portano al greco StefanoV, inducono il Padula a dare anche una giustificazione dell’attuale toponimo.
Il centro storico di Santo Stefano di Rogliano è costruito lungo un arco ai piedi del Monte Tirone, da cui prende il nome la principale azienda vitivinicola locale Are del Tirone.
Santo Stefano di Rogliano
La chiese
Santuario di Santa Liberata
Situato sul monte Tirone, il colle che sovrasta l’abitato di Santo Stefano di Rogliano; qui secondo la tradizione popolare fu rinvenuta la reliquia della santa titolare: l’omero sinistro. Subito dopo il ritrovamento sul luogo, crocevia di antichi percorsi mulattieri, fu edificata una cappella; nel corso dei secoli la struttura originaria ha subito notevoli interventi di rimaneggiamento e ampliamento che gli hanno conferito l’aspetto attuale nel 1904. La chiesa presenta una pianta di tipo basilicale con interno trinavato; le navate laterali sono ribassate rispetto a quella centrale.
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Chiesa di Santa Maria del Soccorso
Situata nella frazione Vallegiannò, si tratta di una piccola costruzione, con equilibrio e forme architettoniche che la lasciano ammirare, con pianta rettangolare ad unica navata. Fu eretta nel 1224 con struttura a navata unica da San Daniele Fasanella.
Il portale, realizzato nel 1757 da intagliatori locali appartenenti alla scuola roglianese, è scolpito in pietra arenaria. Prima romitorio, solo dal 1224 diventa convento, dove vivono i sette Martiri Francescani dell’Ordine dei Minori che nel 1227 muoiono in Marocco a Centa. Tali notizie si evincono da una iscrizione su pietra tufacea che, collocata inizialmente sulla facciata, trova posto ora all’interno per essere protetta dalle intemperie. Un portale assai simile, si rinviene in una chiesa privata presente all’interno di un vecchissimo insediamento rurale, alla sorgente del fiume Jassa.
La Chiesa si trova sulla principale direttrice stradale che collega Malito-Belsito e la stessa Santo Stefano di Rogliano, quindi in posizione assai comoda da raggiungere. Merita una sosta.
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Chiesa di Santo Stefano Protomartire
Matrice di Santo Stefano di Rogliano, fu costruita probabilmente su un preesistente edifico di culto pagano; fu completamente distrutta dal terremoto del 1638, per essere nuovamente riedificata nel 1664. La struttura con interno trinavato presenta una facciata a capanna in cui si apre un grande portale d’ingresso sovrastato da una monofora, a sua volta affiancata da due nicchie. Di particolare interesse il settecentesco altare maggiore in muratira decorato a finto marmo e gli arredi in legno intagliato databili al XVII secolo (un coro a doppio ordine, un confessionale con pulpito sovrastante, una cornice lignea, larmadio di sagrestia ed il tegurio di fonte battesimale).
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Chiesa di San Rocco
È situata tra i Rioni Capo Alfieri e Terravecchia. La Chiesa presenta una pianta ad aula con un portale di ottima fattura realizzato da maestranze locali. L’anno di costruzione è il 1667, nel periodo in cui il paese viene colpito dalla peste; tale evento giustificherebbe la devozione a San Rocco, Santo della Carità.
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Santo Stefano di Rogliano
Le antiche dimore
Palazzo Parisio
Il palazzo Parisio, di stile seicentesco, viene costruito probabilmente intorno al 1674, come testimonierebbe la scritta posta sul lato destro della facciata (A.D. MDCLXXIV).
Si trova nel Rione Capo Alfieri, nella parte più antica del paese. L’ingresso presenta un portale in pietra sul quale compare una citazione che attesta la proprietà della Famiglia Parisio. Dall’androne, in acciottolato, si accede, mediante una scala a più rampe, al piano superiore e, tramite ingressi laterali, ai locali del pianterreno. Al piano superiore, attraverso un terrazzino, si giunge all’appartamento gentilizio, composto da ampie stanze di cui alcune con pitture a parete e con decorazioni sul soffitto che ne testimoniano l’importanza e la bellezza. La struttura del fabbricato è lignea con quinte in muratura e tegole a coppi. Al di sotto del palazzo esistevano due gallerie comunicanti con il territorio detto “Serraleta” appartenute alla Famiglia.
Santo Stefano di Rogliano
Siti storici
La minera di Carcarula
La miniera si trova in un’area meglio conosciuta col nome di ‘Foresta’ al confine con il territorio di Rogliano e a pochi chilometri dal centro storico di Santo Stefano, risalendo il sentiero che parte dal santuario di Santa Liberata.
Il luogo è ameno: un verde e ridente paesaggio fa da cornice ai fabbricati rurali sparsi fra i castagni secolari, le conifere e le limpide sorgenti d’acqua che costituiscono parte essenziale di una magnifica natura.
Lasciata la strada asfaltata, per giungere sul posto bisogna percorrere più di un chilometro lungo un vecchio tratturo utilizzato per il passaggio dei muli, che venivano adoperati per il trasporto del legname e, nel caso specifico, dei pesanti sacchi di materiale estratto destinati ad un primo deposito di Mangone, quindi ad essere smistati (per gli usi del tempo) presso lo scalo ferroviario di Pian del Lago. Il sito, ricco di carbon fossile, è costituito da tre gallerie con singolo accesso.
Le miniere vennero però abbandonate dopo solo pochi anni di attività. Lo scoppio del Secondo Conflitto causò la dismissione dei giacimenti e le gallerie furono usate come rifugi anti-bombardamento.
Nelle mappe geologiche la zona in cui ricade il sito minerario viene indicata risalente al Paleozoico (542 milioni – 251 milioni di anni fa), mentre il toponimo ‘Foresta’ potrebbe essere indicativo della particolarità del paesaggio che si sarebbe evoluto grazie a condizioni ambientali (clima – mutazioni del terreno – presenza di acqua e batteri) che in milioni di anni avrebbero consentito la trasformazione di una grande massa di vegetali, soprattutto alberi, in roccia sedimentaria di origine fossile: il carbone.
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